Colledestro "A Colpo D'Occhio"

La straordinaria similitudine scoperta dall'artista pievano Stefano Camaiti fra il Tempietto del Colledestro di Pieve e il disegno di Piero della Francesca nel suo testo "De Prospectiva Pingendi"

Data:
29 Aprile 2020
Immagine non trovata

A colpo d'occhio

9 settembre 2017

al Colledestro di Pieve S. Stefano

 

L'Amministrazione Comunale di Pieve S. Stefano ha il piacere di pubblicare questo dépliant in occasione dell'evento organizzato per presentare l'opera di Stefano Camaiti legata al Colledestro.

Preambolo

La Chiesa di S. Maria di Culiestro, denominata comunemente Tempietto del Colledestro si trova a poca distanza dal centro abitato di Pieve S. Stefano, sulla sinistra del fiume Tevere, vicino alla sua confluenza con il torrente Colledestro, sormontato da un ponte ad un'unica arcata, proprio nei pressi della facciata della struttura ottagonale dell'edificio sacro.

Questo particolare monumento religioso è stato descritto più volte da vari autori in libri dedicati a itinerari e viaggi alla scoperta di angoli affascinanti della Valtiberina o, per ragioni storiche, ad un documentato censimento del patrimonio ancora esistente nella nostra vallata.

Documenti storici

Dal manoscritto del Can. Giovanni Sacchi Compendiosa descrizione istorica della terra di Pieve S. Stefano [15 novembre 1850] (trascrizione a cura di Elda Fontana e Ventura Pannilunghi, Pieve S. Stefano, Centro Studi storici e ricerche archeologiche, 2000) pag. 33:

 

Nel 1126, a dì 18 maggio: il vescovo castellano Azzone raccomanda a vari rettori di chiese la provvista di sacri apparati e fra questi a quelli di S. Maria de Culiestro e di S. Maria di Formuleo.

 

Dal manoscritto di Giovanni Sacchi a pag. 62:

 

Noto pertanto qui le chiese, oratori o cappelle che può asserirsi aver sussistito a tutto il 1255 [...]. Contentomi per ora nominare le esistenti nel 1255:

 

Plebanato della Pieve S. Stefano

[...]

17) Colledestro - S. Maria

 

Da  Ercole Agnoletti Viaggio per le valli altotiberine Toscane, 1979, pag. 338:

 

Una discreta immagine, affrescata, della Madonna col Bambino col titolo della visitazione, ancora visibile  in una nicchia screziata dal tempo, orna fin dal 1582 la parete dell'altare. La Madonna portava sul capo una corona d'argento. Ai lati pendevano ex voto, testimonianza di grazie celesti. Sull'altare due candelieri di ferro battuto.

 

Dal manoscritto di Giovanni Sacchi pag. 129:

 

Miracoli dalla Madonna SS,ma dei Lumi operati

Dal marzo 1589 al 5 ottobre dello stesso anno vengono descritti 17 miracoli attribuiti all'immagine sacra della Madonna in affresco all'interno di un tabernacolo posto sulla strada che da Pieve S. Stefano porta a Sansepolcro.

 

Dal manoscritto di Giovanni Sacchi pag. 132:

Due tavole di eccellente pennello di gran pregio trovansi nel coro della chiesa della Madonna dei Lumi, alte circa un braccio e lunghe braccia 3 per cadauna, rappresentanti due processioni di angioli, che una va e l'altra ritorna, detta dai più la processione di s. Orsola, ma questa era di vergini e queste tavole di angioli, le quali da molti si dicono dipinte da Santi di Tito [1536-1603]; il che potrebbe revocarsi in dubbio per quanto a tergo delle medesime sia stato scritto tal nome, giacché alcuni periti dell'arte pittoresca giudicarono quell'opera fatta da un più valente pennello, che stimano essere stato quello di Pierino del Vaga [1501-1547].

 

Da Ercole Agnoletti  op. cit., pag. 338:

 

Nel 1649, a sinistra di questo altare [altare maggiore] ce n'era un altro dedicato al Crocifisso, sulla cui parete erano raffigurati Cristo Crocifisso, Dio Padre e i santi Biagio e Francesco. Un terzo altare aveva per icona, sempre dipinta su parete, , l'immagine del Salvatore e dei santi Giovan Battista e Andrea.

Questi dati sono confermati dalla visita pastorale del 1649.

 

 

Dal manoscritto del Sacchi pag. 286:

 

Voto pubblico per causa di peste

 

A dì 8 settembre 1631

Il molto illustrissimo signor Piero Strozzi nobile fiorentino per S.A.S. vicario della Pieve S. Stefano insieme colli signori Deputati alla sanità di detta terra, considerando che tutte le gratie vengono dal cielo e che Dio benedetto, a intercessione della Beatissima Vergine le dispensa e stante che piace a sua divina maestà per colpa de' nostri peccati travagliare questa terra col flagello del contagio acciò che per sua misericordia si piaccia liberarla a nome pertanto di tutta la comunità fecero un pubblico solenne voto di far celebrare, ogni anno, la festa della Beatissima Vergine il medesimo giorno delli 8 settembre messe e processioni e di quella spesa che parrà e piacerà al pubblico e generale consiglio, e salva l'approvazione di S.A.S. bisognando, acciò che Lei interceda per noi per questa gratia appresso alla maestà di Dio.

Bartolomeo Magi di Anghiari per S.A.S. cancelliere

 

Dal manoscritto di Giovanni Sacchi pag. 3:

 

Addì 10 agosto 1636

Restaurandosi la chiesa della Madonna del Culiestro nello scale[...] di pietra della cappella vi si trovarono murati due pezzi di marmo bianco antico, ma rozzo, che contenevano delle parole latine. Nettata dalla calce fu giudicata una inscrizione ai tempi dei Gentili, rammentando il Tevere e le Ninfe ed un cittadino di Sulpicia o Sulpetia, la quale si crede essere stata già la Pieve Santo Stefano. Si pensò mandarla a Firenze e il vicario (che era allora il nobile sig. Cavaliere Giuseppe Stendardi) prese l'assunto di farla passare nelle mani del sig. Giovanni Battista Doni reputato bravo antiquario, onde la interpretasse e decifrasse: ma nonostante le premure fatte dappoi e le promesse del vicario, quando partì (dall'uffizio, cioè nel marzo susseguente), non si è ricevuta alcuna replica. La iscrizione poi da me copiata fedelmente diceva così:

Tiberi. E T. Nim.

Sanctiss: Sacrum

..............................

.............................

Sulp. Ser. L. Cornelius

Et. Cellina. C.

............................

Il Libro di Ricordi che sopra è posseduto dall'ecc.mo sig. dottor Ermenegildo del fu sig. potestà Bonifazio Zabagli cancelliere comunitativo di Volterra, uno dei discendenti del dr. Giovan Battista Zabagli, fratello del detto arciprete Bernardino.

[...]

Il predetto ottagono tempio del Colledestro, secondo la comune tradizione locale, era destinato ai tempi del gentilesimo al culto degli idoli e profane deità.

[...]

[Le pagine da 7 a 12 sono mancanti].

 

Da Don Ercole Agnoletti pag. 338:

Verso la fine del XVII secolo, nella chiesa di Cugliestro, si celebrava la Messa una volta la settimana, secondo l'intenzione di Paolo Evangelisti di Pieve S. Stefano.

 

Da Don Ercole Agnoletti pag. 338

[...]

Nel 1720  l'immagine della Madonna era racchiusa in una cornice di legno dorato con tela, su cui erano raffigurati i santi Girolamo, Pietro, Paolo, Francesco e Stefano. Sul davanti, due cornucopie d'ottone per fiori e una lampada pure d'ottone.

Nel 1732 sull'altare c'era un Crocifisso di marmo e sul campanile a vela una campana.

Trent'anni dopo (1762) due mantelline o cortine (una di color rubino con nastri d'argento, l'altra di damasco con fiori bianchi e rossi) coprivano l'immagine. La chiesetta era di giuspatronato di alcuni laici.

 

Da Emanuele Repetti Dizionario geografico fisico storico della Toscana 1841:

Sulla pendice occidentale del Poggio della Zucca [nella valle del Tevere, nel Comune di Pieve S. Stefano] continuano le macchie di querci in alto, più in basso selve di castagni, sino a che arrivati nel valloncello di Colledestro, circa 3 miglia a grec. della Pieve S. Stefano, incomincia il cammino a farsi più docile e la valle a dilatarsi. Quivi le selve e i prati sono interrotti da poderi e da campi sativi sopra un suolo avventizio, il quale cuopre quasi costantemente il terreno calcareo e il macigno micaceo consistente il fianco destro del valloncello predetto. Ma un miglio innanzi di giungere alla Pieve, il terreno cambia improvvisamente natura, in guisa che la strada che l'attraversa per il tragitto di circa un sesto di miglio è tracciata non più sopra le rocce stratiformi compatte, ma sopra masse ofiolitiche, le quali penetrarono fino costà dall'opposto Monte Pelato, situato nel fianco orientale alla sinistra del Torr. Di Colledestro. [...]. Costà sulla strada esiste una chiesuola ottagona, ne' cui contorni fu scoperta una romana iscrizione di un tale L. Cornelio Supp. Che con la sua consorte dedicò qualche edicola o ara al fiume Tevere e alle Ninfe.

 

TIBERI ET NYMPHIS SANCTISS.

SACRUM

CER. O. M. V.

L. CORNELIUS. SUPP. ET. CALLINA. C.

Dal manoscritto del Sacchi a pag. 160 e segg:

 

Oratorio pubblico della Visitazione della SS. Vergine a S. Elisabetta detto del Colledestro.

 

E' questa un'antichissima chiesa ottagona dedicata alla SS.ma Vergine sotto il titolo della Visitazione, in cui vi è eretto un benefizio semplice, senza alcun obbligo di messe e ne è rettore il reverendissimo signor canonico don Francesco Barciulli, canonico della Cattedrale di Sansepolcro, oriundo della Rocca Cignata, fratello del rev.mo sig. arciprete Domenico Barciulli, stato già nominato e presentato da S.A.I.e R. il  Granduca di Toscana nel 1823. Il giuspatronato di questo benefizio è alternativo di S.A.I.e R. il Granduca di Toscana e della famiglia del fu sig. potestà Bonifazio Zabagli, oggi dell'eccellentissimo sig. dottor Ermenegildo cav. Zabagli di questa terra di Pieve S. Stefano, a cui si perviene nominare e presentare alla prima vacanza del medesimo.

[...]

Il custode di questa chiesa Giovanni del fu Angiolo Dalla Ragione con l'aiuto di alcuni benefattori fece restaurare questa chiesa e vi eresse un secondo altare dedicato alla siracusana eroina S. Lucia Vergine e martire, ove collocò una statuetta rappresentante detta santa e vi pose sotto la mensa una iscrizione con la data MDCCCXLII (1842).

[...]

Quindi dopo pochi anni, più col soccorso di benefattori e specialmente del sig. ingegnere Giuseppe dottor Cantucci fece la balaustrata a capo la chiesa e fece costruire il terzo altare in onore di S. Antonio Abate, ove collocò la statua del santo predetto e fece scrivere sotto la mensa un'iscrizione con la data MDCCCXLVIII (1848)

[...]

In antico il giuspatronato del semplice benefizio della Madonna SS.ma del Culiestro o Colle Destro era alternativa della Comunità di Pieve S. Stefano e della famiglia Sensi (come rilevasi dal libro II dei Partiti della Comunità di Pieve S. Stefano del 20 gennaio 1632 e dal rescritto del 1690).

[...]

La donazione di tale giuspatronato fatto dalla famiglia Sensi al sig. Bonifazio Zabagli per sé, suoi eredi e successori in perpetuo è fatta per contratto del 1° settembre 1708.

L'altro istrumento del 2 gennaio 1709 rogato da ser Raffaello Diodene Versari del fu Marco Antonio di Galeata, col quale il molto reverendo don Pietro di Giacopo Sensi di questa terra donò per la sua porzione al sig. Bonifazio Zabagli il diritto dimn omina e di giuspatronato della cappella ridetta della Madonna Santissima del Colledestro. Le copie autentiche dei tre citati documenti esistono presso l'eccellentissimo signor dottor Ermenegildo Zabagli, figlio ed erede del predetto signor Bonifazio Zabagli, donatario.

 

Da Relazione sopra la Pieve di san Stefano inondata dal Tevere al dì 16 febbraio 1855 inviata all'Altezza  dell'Arciduca Ferdinando dal Capitano Gio. Batt. Collacchioni pag. XXV.

 

Nella Pieve si ammiravano un dipinto della Misericordia di Piero della Francesca, secondo i più, che stava nella chiresa principale; la Natività attribuita al Ghirlandaio; la Passione all'altare del Crocifisso, tenuta per cosa di Raffaellino dal Colle; Santa Lucia creduta di Luca Signorelli: queste pregiate opere d'arte sono affatto perdute. Due dipinti si vedevano nella chiesa della Madonna dei Lumi fuori della Terra, che rappresentavano una processione di Angeli, di Santi di Tito, o, secondo altri, di Pierino del Vaga: sono grandemente danneggiati, non così però l'affresco che rappresenta l'immagine di Maria.

 

Da Sacchi pag.162 ma di diversa mano:

In questo Oratorio nel memorando 1855 fu trasportata la parrocchia di Pieve S. Stefano, fino al 25 di dicembre di detto anno, facendo le veci di parroco in allora il canonico Lorenzo Rivi. Avvenuta poi la soppressione degli ordini religiosi e precisamente nella sera del dì 30 dicembre 1866, in quello romitorio andarono ad abitare i due religiosi fratelli fra Francesco e Ilario appartenenti fino da molti anni al convento della Madonna dei Lumi, pagandone peraltro la pigione al sig. Luigi Zabagli che, nei pubblici incanti, avevano acquistato quel casamento.

 

Da Pier Ludovico Occhini Collezione di monografie illustrate serie 1^ Italia artistica n. 53 – Valle Tiberina, Istituto Italiano d'arti grafiche, Bergamo, 1910.

 

Prima di lasciare la Pieve conviene, inoltre, non trascurare una visita alla tranquilla chiesetta del Colledestro. Questa chiesetta di forma ottagona sorge in un luogo vaghissimo a pochi passi dal paese. Querci e vigneti e siepi fiorite le stanno intorno. Ed essa, che come inducono a credere certe parole di un'iscrizione latina dissotterrata nelle sue vicinanze nella prima metà del seicento fu forse in origine un tempio consacrato alle ninfe del Tevere, evoca tutto un passato, suscita dinanzi ai nostri occhi figure morte da secoli, e ci conduce nell'età dei primi abitatori della Pieve ad assistere a riti, ai quali quel poetico ambiente certo doveva aggiungere bellezza e dolcezza.

 

Dalla prima pagina di un progetto del 30 dicembre 1924 di cui ho avuto copia dal Sig. Massimo Marzocchi si legge che la Sig.ra Eleonora Zabagli in Casal, in seguito ai danni arrecati dai terremoti del 1917 e 1919 intende restaurare la Chiesa di S. Maria del Colledestro di sua proprietà.

 

E' del 30 novembre 1925 una domanda di sussidio per il restauro della chiesa del Colledestro scritta dal dott. Andrea de Luca su carta intestata del R. Ispettorato Monumenti Antichità e Belle arti di Pieve S. Stefano in cui si traccia una breve storia, con qualche imprecisione, della chiesa stessa.

 

Da una comunicazione della Soprintendenza alle antichità di Firenze dell'11 novembre 1935 di cui ho ricevuto copia dal Sig. Massimo Marzocchi si ricava che nell'ottobre 1935 una campagna di scavi appura che nel sottosuolo della chiesa non ci sono tracce di epoca romana; rileva però che la cappella dell'altar maggiore è in parte ricavata o scolpita nella viva roccia ed è quindi molto più antica del restante edificio ed è probabile che in origine esistesse una piccola grotticella naturale, la quale poteva benissimo costituire un ninfeo e giustificare quindi il tesoro epigrafico scoperto nel '600 la cui importanza è del più grande valore poiché testimonia che anche presso alle sorgenti si venerava il fiume sacro di Roma.

Nulla risulta dal documento a quale periodo risalirebbero le mura dell'edificio ottagonale.

 

Da un dépliant senza data ma successivo al 2010 si rileva che nell'agosto del 1944, durante il passaggio del fronte, militari dell'esercito tedesco fecero saltare in aria, con mine, il ponte sul torrente Colledestro, causando la quasi distruzione della chiesa.

 

Dal dépliant di cui sopra:

Nel 1957, la famiglia Casal, che era succeduta, in seguito ad un matrimonio, alla famiglia Zabagli, dona lo stabile della chiesa al Comune di Pieve S. Stefano.

Nel 1960, altri importanti lavori di restauro vengono eseguiti dalla Soprintendenza ai Monumenti di Arezzo in seguito ai danni provocati dalla guerra.

 

Dal quotidiano "Il Mattino" del 16 aprile 1960:

Pieve S. Stefano.

Pregevoli affreschi nella Chiesa del Colledestro

Durante i lavori di restauro, alla chiesetta del Colledestro, a pochi passi dal paese, si è rinvenuto in tristi condizioni di conservazione [...] un affresco di un certo interesse artistico. Null'altro ci è dato di sapere poiché il tutto è stato ricoperto da tavoloni di protezione muratori, alcuni giorni fa continuando il lavoro di intonaco, hanno portato alla luce sulla parete di sinistra un affresco ad arco tondo raffigurante al centro il Nazzareno affiancato a sinistra da un Giovanni Battista da un S. Romualdo? L'affresco è stato malamente restaurato, forse negli ultimi del XVIII secolo o ai primi del XIX, non è da escludere che i decoratori che affrescarono la Madonna dei Lumi nel 1837 non ci abbiano messo le mani; sta il fatto che si può leggere malamente e rilevare che l'artista operò nel 1530 per ordine di un certo Lorenzo.

 

L'iscrizione a cui si riferisce il testo dell'articolo era probabilmente solo in parte visibile,  perché nel 1979 si potevano ancora leggere queste parole:

EREDE DI RINALDO DI MASTRO LORENZO

[...] opera anno [...]

che si possono completare proprio con la notizia qui riportata. Infatti non è "un certo Lorenzo" che ordina l'opera ma un "erede di Rinaldo di mastro Lorenzo" mentre l'anno che non si leggeva nel 1979 potrebbe essere proprio il "1530".

 

La stessa Soprintendenza ai monumenti e gallerie di Arezzo effettua la catalogazione delle pitture all'interno del Santuario di Colledestro (Oratorio) con schede descrittive di ogni opera pittorica come segue:

 

Altare maggiore: affresco con Madonna e il bambino, S. Giovanni battista e un Santo abate. Epoca XV secolo. Materia: affresco su intonaco. Stato di conservazione: pessimo, cadute di intonaco; il Bambino mostra tracce di ripassi pittorici più tardi. Condizione giuridica: proprietà della chiesa. Descrizione: Madonna in trono ad alti braccioli, con alla sinistra S. Giovanni battista e alla destra un santo vescovo (o abate) con pastorale, che reca nella mano sinistra un libro. Notizie storico critiche: benché lo stile del dipinto mostri caratteristiche trecentesche, si possono scorgere dati che lo riportano agli inizi del secolo XV, inserendolo nella tarda corrente goticheggiante a cui appartengono Spinello Aretino, Bicci di Lorenzo ecc. Così il caratteristico trono dai braccioli incavati e stondati, con pinnacoli al termine.

 

Arco d'ingresso all'abside: stemma (quello di sinistra guardando l'altare) in pietra dipinta secolo XVI. Stato di conservazione discreto. Descrizione: stemma a bande orizzontali con una banda obliqua che le attraversa. La colorazione, benché consunta, appare di recente data. L'opera è mobile.

 

Tabernacolo dell'altar maggiore: secolo XV, pietra grigia. Descrizione: Tabernacolo ad arco, con pilastrelli laterali decorati a candelabre vegetali. Nella banda dell'arco, la stessa decorazione. Al centro dell'arco, il monogramma di Cristo sopra i capitelli dei pilastrini decorati ad ovoli, stemmi a targa, con l'impresa della famiglia e del paese (Pieve S. Stefano) in quello di destra.

 

Affresco con S. Cristoforo e il Cristo bambino secolo XVI, affresco su intonaco. Stato di conservazione: pessimo, l'affresco era stato ricoperto dallo scialbo, si notano tracce di martellature. Descrizione: affresco con S. Cristoforo che regge sulle spalle il Bambino, appoggiandosi con la destra a un ramo. Il Bambino reca sulla sinistra il globo; S. Cristoforo, dipinto senza barba, ha un mantello di colore scuro sulle spalle, e la veste annodata ai fianchi.

 

Affresco con il Cristo e i SS. Giov. Batt. e Pietro fine secolo XV e inizi del XVI (?). Affresco. Stato di conservazione: mediocre, cadute di colore per tutta la parte bassa. Descrizione: affresco molto danneggiato nella parte inferiore, rappresentante il Cristo seduto su di un trono a forma di edicola, con ai lati S. Giovanni Battista e S. Pietro. Notizie storico critiche: La struttura del dipinto è ancora quattrocentesca: si vede l'edicola che si rifà addirittura a schemi pittorici del primo quattrocento. Tuttavia, specie nella figura di S. Pietro, che mostra una certa scioltezza nel trattamento del volto, si può immaginare una derivazione del modesto autore dalla pittura umbra dei primi del secolo XVI.

 

Da Ercole Agnoletti, 1979, pag. 339:

 

La sera del 7 settembre di ogni anno, chi si prepara alla festa del giorno appresso, si reca alla Madonna del Colledestro per scendere processionalmente, coi lumi in mano, verso la Madonna dei Lumi.

 

Nel 1991, grazie all'interessamento del Centro Studi storici e Ricerche archeologiche di Pieve S. Stefano, inizia l'indagine conoscitiva degli affreschi all'interno del tempio del Colledestro che porterà all'esecuzione di uno scannafosso lungo il perimetro per fermare la risalita dell'umidità dalle fondamenta e al restauro conservativo, nel 1996, delle pitture che ancora oggi si ammirano.

 

Dal maggio del 2004, il Comune ha dato in gestione la chiesa alla Compagnia del SS. Sacramento che la custodisce e provvede al suo mantenimento; dal settembre 2010, anno in cui il tempietto è stato riconsacrato, vi fa celebrare la Messa una volta al mese.

 

Elda Fontana

 

Descrizione della conferenza

Mai fino ad ora era stata presa in considerazione la somiglianza di questa struttura architettonica a base ottagonale della chiesa del Colledestro a Pieve S. Stefano, con un disegno tecnico in prospettiva di Piero della Francesca, riportato nel suo trattato De prospectiva pingendi. Composto dall'artista di Sansepolcro tra il 1470 e i primi del 1480 in copie manoscritte in volgare e in latino, che si trovano in diversi archivi italiani (Parma, Reggio Emilia e due a Milano), uno addirittura a Londra, uno a Parigi e uno a Bordeaux in Francia, risulta il compendio degli studi geometrici di quell'epoca.

Il testo è diviso in una parte teorica, che riporta le costruzioni geometriche euclidee e una seconda parte con le prime sperimentazioni di prospettiva di oggetti tridimensionali.

Raccolti durante la sua esperienza, Piero della Francesca inserisce i vari esercizi per erudire i pittori a quella scienza arricchendo il volume con più di cento disegni a penna, tra cui due strutture architettoniche: un tempio ottagonale e un palazzo con loggia esterna.

L'artista Stefano Camaiti, nato a Pieve S. Stefano ma residente a Sansepolcro, scoperta la somiglianza tra il disegno di Piero della Francesca e la chiesa ottagonale di Pieve S. Stefano dove è cresciuto, si è ispirato a questa doppia suggestione per creare alcune opere grafiche, il cui soggetto è il tempietto e il suo circondario di boschi e colline, esposte sabato 9 settembre 2017 al Colledestro di Pieve S. Stefano, con grande partecipazione di pubblico.

In quella sede, gli invitati all'evento, incuriositi dall'abbinamento Piero della Francesca e Colledestro, hanno potuto seguire l'esposizione delle opere grafiche e di uno studio, fatto dall'architetto Fioralba Errera, sulla prospettiva nei primi del '400 a Firenze. Sono state illustrate le tavole di Filippo Brunelleschi del Battistero di S. Giovanni e della piazza della Signoria, eseguite dal pittore intorno al 1415.

Quindi sono stati analizzati i disegni presenti nel trattato di Piero della Francesca De prospectiva pingendi. In particolare due rilievi: uno riguardante le fondamenta dell'edificio a otto facce che l'autore riporta nella tavola XXIX (29) con il metodo della diagonale del quadrato ribaltato sullo stesso piano del foglio degradato, con il vertice nel punto di vista centrale; l'altro dell'alzato del tempio in prospettiva che lui riporta nella tavola XLII (42) con la pianta dell'ottagono allineata al punto principale e ai due punti di distanza a destra e a sinistra della linea dell'orizzonte.

Utilizzando i disegni di Piero della Francesca è stato possibile ricostruire, a mano, i punti esatti della struttura architettonica a base ottagonale con i particolari della porta centrale, dell'oculo sovrastante e della gronda sporgente del tetto a otto falde triangolari.

Ponendo in relazione ciò che ha disegnato Piero della Francesca in prospettiva, con ciò che si vede ad una certa distanza dalla chiesa del Colledestro, non si può non rimanere colpiti dalla somiglianza tra le due immagini: questo ha colto, a colpo d'occhio, l'artista Stefano Camaiti, nella sua intuitiva comparazione ed esecuzione artistica.

Con i dovuti rilievi tecnici è stato possibile fissare la posizione precisa in cui Piero della Francesca ha fatto il rilievo prospettico e ha disegnato punto per punto la struttura di quello che lui stesso chiama "tempio a octo facce". Tutto ciò poi confermato da una metodologia a prospettiva centrale con i punti di distanza, con cui ancora oggi si rappresenta un corpo tridimensionale su una superficie piana.

I principi fondamentali della prospettiva, enunciati e graficamente dimostrati da Piero della Francesca nel suo trattato, sono stati assimilati nei secoli successivi come scienza esatta da tutti i pittori che si sono succeduti nella storia dell'arte; ma ciò che lascia più stupiti è che, nel suo testo così importante, abbia voluto fissare il ricordo di due soli edifici completi, di cui uno è sicuramente la sua casa natale di Sansepolcro, l'altra, quella del tempio ottagonale, non  era mai stata cercata.

Fioralba Errera

 

 

Presentazione delle opere di Stefano Camaiti

 

A colpo d'occhio: uno sguardo rapido e apparentemente istintivo sulle meraviglie del nostro circondario, un attimo di incanto visto con gli occhi di Stefano Camaiti.

In questa esposizione Camaiti ci dimostra la propria tattica d'azione, dove un ruolo essenziale è rivestito dal disegno. Parlo di intimità perché la grafica è rivelatrice del carattere di un pittore, del suo metodo di indagine ma anche semplicemente della sua capacità tecnica.

Il nostro artista riesce a tradurre in un linguaggio logico quello che di logico non ha niente: la poesia, la bellezza, gli attimi sfuggenti della vita.

Ci troviamo a Pieve S. Stefano di fronte alla vecchia chiesa di S. Maria di Colledestro: il luogo genera serenità di per sé, incoronato da una natura incontaminata e accompagnato dalla dolce melodia prodotta dalle acque di un piccolo ruscello.

L'artista crea una serie di disegni che la rappresentano, diversi punti di vista in cui possiamo analizzare questo strano edificio, perché perm il nostro territorio questa architettura ottagonale è un'eccezione, è l'unica nella nostra zona ad avere questa forma di un solido a otto facce, è sicuramente interessante, di grande ispirazione per studi matematici e ricerche prospettiche, e nulla ci vieta di pensare che Piero della Francesca possa aver osservato la chiesa, averla analizzata e ritratta.

In una pagina del codice De prospectiva pingendi viene disegnato in prospettiva un edificio del tutto simile al nostro Colledestro.

Questa suggestione che Stefano Camaiti ci ha regalato nella sua mostra di dieci sanguigne ed una lastra incisa per la stampa è forse il primo passo verso la scoperta della verità.

Leonardo Tredici

 

 

Contenuto dell'opera di Stefano Camaiti

 

La presentazione, il 9 settembre al Colledestro, della mia cartella contenente la stampa incisa all'acquaforte e riprodotta a mano in 200 esemplari, dal titolo A colpo d'occhio, dopo i primi riconoscimenti del tempio del Colledestro nella tavola del De prospectiva pingendi di Piero della Francesca, nasce dall'esigenza di mettere, per così dire, il sigillo alla paternità felice di Pieve, per questo eccezionale documento storico, lasciato custodito  per secoli nel trattato del più grande artista del primo Rinascimento.

Oltre alla realizzazione di questa perfetta incisione dal punto di vista tecnico, ho realizzato dieci esemplari unici a sanguigna, come compendio poetico dell'ambiente che circonda il tempietto di Pieve S. Stefano, i suoi vari punti di vista prospettici e poetici che mi sono sempre appartenuti, come la sua storia, nella mia memoria di ragazzo e nel mio cuore.

Mi ha ispirato in special modo il legame tra questi sentimenti e la rappresentazione della processione di angeli dal Colledestro alla Madonna dei Lumi, che da secoli la tradizione orale ha straordinariamente regalato, non solo a me, ma a tutto il popolo di Pieve S. Stefano.

 

Stefano Camaiti

Allegati

Ultimo aggiornamento

Mercoledi 29 Aprile 2020

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